Dott. Domenico Chirico

Psicologo, Psicodiagnosta

Roma, 18 Aprile 2020, ore 10.20. 

Il titolo di questo articolo è sicuramente forte e provocatorio. E non è certo quello che mi auguro. Ma in questi giorni mi sono posto nella condizione di immaginare il futuro, che è oramai prossimo. Tra poco più di due settimane usciremo di casa. Con fremente emozione e sincera commozione torneremo a calpestare il terreno che oramai da giorni non riconosciamo più come il nostro.

Andremo nei negozi sotto casa a spendere i nostri soldi, staremo più tempo con i nostri cari parenti, toglieremo i nostri genitori dalle case di cura, e faremo beneficenza il doppio, e anche il triplo di quanto non abbiamo fatto prima della pandemia. Saremo davvero pronti ad amare le nostre mogli e i nostri figli, capiremo di più l’importanza dei padri, e rispetteremo di più le leggi. Si, perché la pandemia ci ha insegnato che le cose importanti della vita sono altre. Gli affetti, le relazioni sincere e durature, l’amore verso il prossimo, e poi verso noi stessi, saranno i motori che traineranno il genere umano verso una nuova rinascita. Si, ne sono convinto.

Ho cambiato idea, non sono convinto, mi dispiace. Non sono pessimista, ma credo che in troppi, soprattutto nei primi giorni di quarantena, si siano rifugiati dietro meccanismi di difesa psicologici arcaici e infantili per far emergere l’incapacità che hanno, nascosta in loro e ora libera di manifestarsi, di confrontarsi con la realtà. Una realtà che sarà spietata, senza ombra di dubbio, per tutti (o meglio, quasi tutti).

La crisi sanitaria è in atto, e durerà per molto tempo. Quella economica è anch’essa in corso, e si farà sentire con tutta la sua spietata e spregevole violenza tra pochissime settimane. Di solito le crisi fanno paura perché rischiano di cambiare ciò che è dato come certo, o comunque come aspettato e conosciuto. Ma la crisi economica è una delle poche crisi che se davvero avvenisse distruggerebe qualcosa che deve morire, certo; ma sarebbe anche una crisi che purtroppo distruggerebbe qualcosa senza la quale non possiamo vivere: il consumismo. Siamo prigionieri della nostra avidità e soprattutto della nostra mancanza di valori. Il problema economico non è un problema di consumi, ma di etica, di morale e soprattutto di valori.

Noi non li abbiamo più, i valori. Non sappiamo più cosa è il piacere di lasciar pagato un caffè. Cosa è la gioia di leggere un libro. Non sappiamo stare in silenzio in casa con nostra moglie. Non abbiamo più neanche la voglia e il tempo di ascoltare la musica più celestiale che esista in terra: il pianto dei neonati, che dovrebbero rincuorare le nostre anime, e che invece troppo spesso si tramutano in ostacoli alla pubblicazione del nostro post su facebook.

Si, noi torneremo peggio di come siamo, perché l’economia è un sistema basato sul profitto, non sul prestito a fondo perduto, e forse in questo l’Italia ha fatto passi “in avanti” rispetto alla Germania che i soldi sembra proprio averli “regalati” ai suoi cittadini. Noi torneremo peggio di prima perché non ci sarà tempo per niente, a parte che per il lavoro, che sarà più pressante, opprimente e sottopagato rispetto a prima. Perché adesso con la ripresa delle attività, gli squali saranno pronti a mangiare le carni vive dei piccoli pesci. Squali che paradossalmente esistono proprio perché i pesci piccoli vogliono consumare……il mio Iphone è fatto in Cina…..e finché potrò, io sarò pesce piccolo in mezzo agli squali che mangiano pesci più piccoli di me……..finché io non sarò il più piccolo.

Questa pandemia ha ucciso molti miei fratelli pesci, e io improvvisamente mi sono ritrovato ad essere uno dei pesci più piccoli, e gli squali sono ancora più affamati.

Quale soluzione allora? Ce ne sono due.

La soluzione più probabile e realistica è che gli squali torneranno a mangiare, mentre i pesci piccoli moriranno e qualcuno di loro cercherà di diventare squalo a sua volta. Ripenseremo a questi momenti, e qualcuno di noi si consentirà il lusso di dire che è stato un ”bel periodo”, in cui eravamo “felici”, in cui stavamo meglio quando stavamo peggio, e di cui, tutto sommato, ci scorderemo immediatamente. Tra un paio di anni tutto sarà passato nel dimenticatoio.

La soluzione auspicabile, ma assolutamente irrealistica, è che il genere umano rinasca a nuova vita, guidato da una morale universale che mette al centro l’unica merce di scambio che può salvarci: l’amore. Ma qui il discorso sarebbe lunghissimo, e ancor più complicato.

In conclusione, vorrei citare un mio professore di filosofia, Cardelli. Caro professore, lei non se ne ricorderà, ma circa 25 anni fa, in una sua lezione disse:

“ Maledetto il giorno in cui l’uomo ha detto: questo è mio!”.

Li, in quel preciso momento della storia dell’umanità, una farfalla sbattè le ali che crearono la tempesta che sta per abbattersi su di noi.

Ma una via d’uscita c’è. Possiamo davvero rinascere, si. Ma con un’accortezza. Non aspettiamoci di riavere indietro le carezze che regaleremo, le cure che daremo, e i sorrisi che elargiremo. Comportiamoci meglio, semplicemente, nelle piccole cose quotidiane, tutti i giorni. E un bel dì, forse anche non troppo lontano, ci renderemo conto che un pochino siamo cambiati.

Non aspettiamoci che siano prima gli altri a cambiare, facciamolo noi, subito, adesso. E senza che gli altri ne abbiano conto o testimonianza. E la nostra generosità sarà sicuramente contagiosa. La cura è il nostro amore, da regalare in maniera gratuita e senza remore. La cura si chiama solidarietà e valori. La cura si chiama voglia e gioia di vivere.

Roma, 18 Aprile 2020