Dott. Domenico Chirico

Psicologo, Psicodiagnosta

Roma, 27 Marzo 2020, ore 09:00. Nessuna sveglia.

Questa mattina mi sono svegliato rintronato. Mio figlio piangeva perché voleva essere cambiato, e soprattutto perché voleva mangiare. 

Mi alzo dal letto, tiro su la tapparella, esplico alcune “pratiche” personali e preparo il bagno per la sua “muta” (scaldino acceso, acqua calda corrente, luce soffusa per non disturbarlo troppo e altre cose del genere).

Mentre mia moglie gli dà da mangiare, preparo la casa a ripartire per un altro giorno di isolamento. Apro le finestre e i balconi, le macchine che passano mi salutano dal basso coi loro tubi di scappamento, accendo il televisore e decido di posizionarmi sulla Santa Messa di Padre Bergoglio (il Papa ovviamente, ma mi piace di più chiamarlo in quest’altra maniera).

La macchina del cappuccino comincia a far rumore. Gli risponde il getto d’acqua del rubinetto pronto a sciacquare le tazze per la colazione. Il frigorifero, per non esser da meno, decide di far cigolare le sue giunture mentre lo apro. E il mio gatto Romeo, persiano dalle indiscutibili doti di nullafacente, miagola non per salutare, ma per dimostrare il suo disappunto nell’averlo svegliato.

Faccio fare il ruttino al piccolino (ruttino molto rumoroso), prendo lo swiffer e pulisco un po’. Tutto questo, non prima di aver fatto una bella colazione. E mentre mastico le fette biscottate, ricordo vagamente che “sapore” ha il rumore che fanno quando le sgretolo nella mia bocca.

E mi accorgo che non ho capito nulla di tutto questo, che non mi è rimasta neanche una sensazione o ricordo particolare.

Non ho assaporato neanche un momento. Ho solo inserito nella mia mente tanto rumore. Di cose sempre uguali a se stesse e che rischio di non valorizzare se non gli do il giusto valore.

Ma non sarà che anche io mi sto ammalando di quella strana sindrome che non mi consente di stare in silenzio con me stesso? Non è che anche io non voglio parlare con me stesso?

Mi fermo, spengo il televisore, mi affaccio  alla finestra, e ascolto……..

E il silenzio disse: «Ce l’hai fatta! Era ora! Ma che dovevi aspettare ancora?»

Ed io risposi: «Non lo so, è che tu stai sempre li, non te ne vai mai. Se ti copro con i rumori, ti sento tra una pausa e l’altra. Se non faccio rumore, sento solo te! Ma come faccio a mandarti via, io non voglio rimanere in silenzio»

«Solo se fai il mio nome, io no ci sono più. Ma sei fai il mio nome, ti ricordi di me proprio perché hai fatto il mio nome..»

«E allora, cosa devo fare per mandarti via»

«Nulla, non sono io a dover andar via, ma tu che hai scelto di parlare con me. Io non sono il silenzio, io sono te. Quella parte che fa paura, intima, oscura e soprattutto immensamente piccola. Smetti di aver paura di me, smetti di aver paura di te, e non mi sentirai più. Io faccio rumore solo se non mi ascolti»

Per questo motivo, oggi, seppur con estrema difficoltà, ho deciso di rimanere in silenzio; mentre scrivo, mentre pulisco, mentre cambio mio figlio, tanto so che in silenzio non sarò mai, ma sarò sempre con me stesso. E io proprio non riesco a stare in silenzio!

Roma, 27 Marzo 2020