Dott. Domenico Chirico

Psicologo, Psicodiagnosta

Roma, 18 Giugno 2020

INTRODUZIONE

Il coronavirus ha fatto si che nuove domande e problematiche nascessero riguardo la qualità del lavoro e la salute psicofisica degli operatori socio-sanitari.

In questi momenti di difficoltà ed estrema tensione, la sindrome del BURN-OUT ha avuto un elevazione sulla curva dell’incidenza sulla popolazione in oggetto.

Analizzare cosa è il BURN-OUT, perché insorge e soprattutto cosa bisogna fare per evitarla e superarla è lo scopo di questo mio scritto.

1. Che cos’è il Burnout.

Il Burnout può essere definita come sindrome psicologica relata allo stress lavorativo che pone le sue origini in vari aspetti della vita psicologica della persona.

La clinica e la ricerca evidenziano che è una difficoltà psicologica correlata principalmente alle professioni che hanno come oggetto principale l’aiuto sociale (operatori sanitari, medici, infermieri, professionisti della salute mentale, ecc.).

Burnout significa letteralmente “bruciarsi, avere un crollo, esaurirsi” ed è stato introdotto nel 1974 dallo psicologo tedesco Herbert Freudenberger che descrisse i sintomi di esaurimento fisico ed emotivo degli operatori negli istituti psichiatrici.

Le professioni di aiuto sono le maggiormente colpite perché si rapportano frequentemente alla sofferenza sofferenza umana, la malattia e la morte. Inoltre, poiché a causa del loro ruolo vengono idealizzate e caricate di aspettative salvifiche, sono sottoposte ad uno stress ed ansia da prestazione elevata.

Esistono altre categorie che possono essere colpite da questa sindrome: insegnanti, operatori assistenziali, assistenti sociali, professionisti dedicati alla tutela della collettività e forze dell’ordine

Il Burnout si esprime in una eterogeneità di sintomi da stress cronico che si sviluppa ove il carico emotivo associato alla mansione determina affaticamento e sofferenza psico-fisica, ansia e sintomi simil-depressivi.

Nel 2004 lo stress lavoro-correlato è stato riconosciuto come un rischio connesso all’ambiente di lavoro e pertanto oggetto di studio e prevenzione, a causa della sua natura intrusiva e potenzialmente per le condizioni dei lavoratori. È considerata una malattia professionale.

2. I sintomi del Burnout.

In generale il Burnout emerge dopo che il lavoratore avverte uno stress continuo e costante, in termini di qualità e quantità, legato al suo mondo e contesto lavorativo. Il malessere può anche diventare cronico e pervasivo, tale da minacciare la qualità della vita psico-affettiva.

Lo Stress lavoro-correlato è tale nella misura in cui il lavoratore percepisce soggettivamente una situazione logorante, estenuante e impegnativa oltre le sue possibilità, senza credere e sentire che non si hanno le risorse per poter far fronte alle richieste ambientali/lavorative.

Le difficoltà che la persona incontra e percepisce non hanno a che fare soltanto con la relazione individuo-datore di lavoro, ma investe tutte le relazioni presenti nell’ambiente di lavoro. Con il gruppo di colleghi, con tuti i livelli di gerarchia, con le persone che sono esternamente correlate.

I fattori correlati allo sviluppo della Sindrome del Burnout sono:

  • ritmi di lavoro eccessivi
  • scarso controllo nella propria attività lavorativa
  • carenza di gratificazioni e di riconoscimento
  • scarsa remunerazione
  • impossibilità di uno sviluppo di carriera
  • impossibilità di confronto e di relazione con i propri colleghi e/o superiori
  • mancanza di autonomia e di potere decisionale
  • sovraccarico lavorativo (reale o percepito) rispetto alle risorse a disposizione
  • assenza di equità tra lavoratori

La problematica derivante dalla sindrome del Burnout è vasta ed eterogenea, e può avere riflessi su vari aspetti della vita della persona che ne soffre.

  • esaurimento fisico ed emotivo, stanchezza
  • ansia, agitazione e irritabilità
  • rigidità del pensiero, sospettosità, ideazione paranoide
  • depersonalizzazione e de-realizzazione, ossia perdita di contatto con sé stessi e/o con il mondo esterno
  • calo della motivazione, senso di distacco emotivo e cinismo
  • elevati livelli di di stress
  • alterazioni del sonno
  • sintomi riconducibili alla sfera depressiva come difficoltà di concentrazione e di attenzione, inappetenza, alterazione del tono dell’umore

Come conseguenza della sindrome possono insorgere anche disturbi organici, quali disturbi cardiovascolari e gastrointestinali. I sintomi del Burnout possono inoltre dare origine a una serie di comportamenti di consumo (alcol, caffè, tabacco, gioco) e di isolamento sociale.

Da un punto di vista prognostico, se non curato, il Burnout può trasformarsi in Disturbo dell’adattamento o in Disturbo post-traumatico da stress, che possono anche andare a configurare una condizione cronica di aumentando del rischio suicidario.

Interventi per il Burnout.

Secondo gli esperti, l’intervento della sindrome deve essere centrata sulla visione olistica dell’individuo. Tale affermazione ha a che fare col fatto che un progetto terapeutico è sempre incentrato sull’analisi dei vari piani e livelli di vita del paziente. Non bisogna quindi lavorare soltanto sul problema che la persona sente di avere nel contesto lavorativo, ma su tutti gli aspetti che il professionista ritiene opportuno di dover indagare.

Va inoltre ricordato che nel contesto organizzativo, l’intervento sarà dedicato alla promozione e attuazione di tutte quelle condizioni e procedure che contribuiscono ad incrementare e mantenere stabili nel tempo la soddisfazione e il benessere lavorativo.

Alcuni interventi possono riguardare:

  • la riorganizzazione del lavoro, delle mansioni e dei turni
  • la profilazione dei ruoli e delle responsabilità di tutti i colleghi
  • la creazione di uno spazio di ascolto e confronto sui bisogni professionali dei lavoratori.
  • l’offerta di opportunità formative e di aggiornamento professionale
  • il riconoscimento di un maggior grado di autonomia del lavoratore nello svolgimento delle attività
  • la promozione di una maggior trasparenza all’interno dell’azienda
  • la definizione chiara degli obiettivi da raggiungere

La presenza di una rete di sostegno sociale ed emotivo sicuramente costituisce una valida risorsa per la persona che vive (o è a rischio) di Burnout. Ed è ovviamente importante avere la possibilità di condividere e spiegare agli altri il proprio vissuto, sia sul piano personale che professionale.

In generale, in presenza di sintomi acuti o di una cronicizzazione degli stessi, è consigliabile rivolgersi ad un professionista che possa formulare un intervento con il singolo individuo, allo scopo di trattare i sintomi più pervasivi e invalidanti.

Tra gli interventi esistenti, il protocollo Mindfulness (Mindfulness Based Stress Reduction, MBSR) di Jon Kabat-Zinn costituisce una tecnica basata sul conseguimento della consapevolezza e dell’accettazione dei propri vissuti (tanto positivi quanto negativi). Poter rimanere centrati su quello che è il momento presente permette di liberare energie psichiche ed affettive che possono essere utilizzate non soltanto per la risoluzione del problema stesso, ma soprattutto per una riattribuzione di significato degli eventi accaduti.

È inoltre utile per la progettualità futura: avere uno spazio interno di analisi e verifica degli accadimenti esterni è fonte di sicurezza e stabilità affettiva.

La tecnica consente nello stabilire un contatto con sé stessi e con il momento presente, nella forma di esperienze, emozioni, pensieri e sensazioni, osservando la propria esperienza su un piano cognitivo, emotivo e corporeo, pervenendo ad uno stato di calma non giudicante.

L’obiettivo conclusivo è riuscire a generalizzare questo atteggiamento alle diverse situazioni di vita, pervenendo ad un maggior stato di benessere psico-fisico derivante dalla ricostruzione significativa degli eventi accaduti e di quelli che imaginiamo possano accadere.

Conclusioni

Come in qualsiasi momento di difficoltà, più o meno strutturato, la persona potrebbe essere spinto a provare un profondo senso di ansia difronte ad una “diagnosi” di BURN-OUT. Partendo da tale assunto, il ruolo fondamentale del professionista sta nel “normalizzare” quelli che sono sintomi direttamente collegati alla sindrome, o che comunque sono peggiorati in relazione ad esso.

Poter comprendere di cosa si sta parlando, e apprendendo che la persona non è la sola che ha provato questa esperienza, può sicuramente aiutare il soggetto in questione a vivere meglio la propria situazione, dando anche potere e controllo su esso.

La non conoscenza di ciò che ci accade è infatti una delle cose che maggiormente preoccupa le persone, e ancor di più chi deve ricevere delle indicazioni mediche e terapeutiche.